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La pazzia di Isabella. Volti sotto la maschera

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isabella03“… di tentar fama io mai non sarò stanca perché il mio nome invido oblio non copra… ”.

Queste sono alcune delle memorie rimaste a noi di Isabella Andreini che, insieme a suo marito Francesco, sono magistralmente interpretati da Elena Bucci e Marco Sgrosso ne La pazzia di Isabella.
Uno spettacolo che nasce nel 2004 e che la compagnia delle Belle Bandiere porta ancora in giro – lo abbiamo visto il 12 febbraio al teatro Nobelperlapace.

La commedia è frutto di un lungo lavoro di ricerca attraverso i rari documenti storici lasciati dagli Andreini.
Fin da subito cominciamo a fare la conoscenza dei due protagonisti, due attori di gran rilievo nella Commedia dell’arte italiana della seconda metà del XVI secolo. Capisaldi della compagnia dei Comici Gelosi, famosi in tutte le corti d’Italia e non solo.

Attraverso un gioco di maschere, ruoli e alternanze tra svariati personaggi, scopriamo man mano l’identità di questi eccelsi attori: dalle loro avventure di corte in corte, fino a quella del re di Francia e dei Visconti, Isabella verrà messa più volte in competizione con il sommo Torquato Tasso. Queste nozioni e tante altre ci vengono “impartite” dall’esilarante professore di storia interpretato da Marco Sgrosso, che nello spettacolo è anche la maschera di Pantalone e del travolgente Capitan Spaventa di Vall’Inferno. Tre personaggi che risultano divertenti e che vanno sapientemente a bilanciare la fase drammatica. Isabella entra spesso sul palco con indosso la tipica maschera del medico della peste sottolinea l’alternanza tra piano biografico e finzione scenica.

Soggetti del vero dramma sono i narratori senza maschera che ricercano la memoria perduta.
I continui soliloqui vengono interrotti da brevi e spesso divertenti dialoghi tra Francesco e Isabella, che giungono sempre alla solita problematica: la mancanza di memoria. Il dialogo si interrompe, non si trovano più le parole, i sorrisi dei presenti in sala mutano rapidamente in espressioni gravi di riflessione.
Francesco e Isabella, nonostante i loro enormi sforzi di lasciare un ricordo, risultano invece vuoti, scomparsi in pagine di storia perdute, polverose.

Emblematico l’ultimo tentativo da parte di Isabella di ricordare la propria “pazzia”, intesa come una delle sue celebri interpretazioni, che giunge a noi solo per la sua fama e non per il contenuto.

Sul finale, in scena la Bucci si “sdoppia”: il personaggio di Isabella, come uno spettro, non si riconosce nel corpo e nella voce dell’attrice (Bucci) e, come una vera e propria smemorata, fallisce nell’ultimo tentativo di ricordo.

Gli autori tentano di dar voce a ciò che per secoli è stato muto. Uno scavo lungo, infruttuoso e, infine, lacerato dall’oblio.

Nonostante ciò, il risultato è un’interpretazione fresca che fa dialogare tragedia e commedia e lascia il pubblico ancora immerso nelle tracce perdute di Isabella e Francesco Andreini.

Pier Francesco Cicerchia

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LA PAZZIA DI ISABELLA
Vita e morte dei Comici Gelosi

testo, interpretazione e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso
consulenza alla drammaturgia Gerardo Guccini
maschere Stefano Perocco di Meduna
tecnico luci e suono Roberto Passuti